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Inviato: Dom Nov 19, 2017 6:44 am    Oggetto: Ads

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Zisa



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MessaggioInviato: Lun Feb 26, 2007 2:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

Volevo dare il benvenuto ad una cara amica e alla sua dolce capacità di narrare il proprio vissuto con estrema palpitante emozione.
Un saluto e grazie di ogni contributo che ti andrà di inserire
Massimiliano

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Dr. Massimiliano Zisa
Psicologo e Psicoterapeuta e Ipnotista
Socio Ordinario della Società Italiana Ipnositerapia e Psicoterapia Ericksoniana
Research Staff Monitor Ricerche Cliniche della S. C. Oncologia dell'A.S.F. di Firenze

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latham
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MessaggioInviato: Gio Mar 01, 2007 5:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Uddikku e lo gnomo

Il giovane Uddikku era giunto all'eta' nella quale si sentiva un "uomo" e pronto ad affrontare la vita.

Alla fine dell'ultima estate della sua giovinezza decise di salire sulla montagna vicino casa sua. Ne aveva già scalate diverse, ben più alte, ma mai quella così vicina.

Chiese informazioni agli anziani del villaggio, ma tutti gli sconsigliarono di salire su quella cima. Naturalmente il giovane non rinunciò ed un giorno cominciò l'ascesa.

Poco prima di essere in vetta gli parve di udire un lamento venire da un fosso. Subito si affacciò ed in fondo al fosso vide un uomo, che si lamentava perché era caduto nel fosso, si era ferito e così non poteva risalire. Uddikku Non ci pensò due volte e si precipitò ad aiutarlo. Rischiando non poco, riuscì a portarlo in salvo. Solo allora si avvide che il malcapitato era troppo basso: ... doveva essere uno gnomo...

Uddikku ebbe paura, ma lo gnomo gli disse che non gli avrebbe fatto del male e che anzi – riconoscente - in cambio dell'aiuto avuto, e grazie ai suoi poteri, gli avrebbe assicurata la vita più bella che egli desiderava. Bastava che Uddikku gliela descrivesse.

Uddikku non seppe chiedere niente, non aveva mai pensato a cosa voleva esattamente dalla vita. Lo gnomo gli rispose: "Bene, allora ti esporrò molte belle vite possibili e tu alla fine liberamente sceglierai!".

Si sedettero e parlarono per ore, forse giorni.

Alla fine Uddikku scelse e tornò a valle - in mezzo alla gente - a vivere la sua bellissima vita.

Oggi Uddikku è un uomo realizzato, soddisfatto della sua vita e quasi felice. Talvolta però, la notte, gli vengono in mente tutte le possibili vite che non ha vissuto.

Gli gnomi - si sa - sono cattivi.

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assoluto



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Messaggi: 2

MessaggioInviato: Ven Mar 02, 2007 9:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il bacio della luna

Dalla dimora splendente,
dalla reggia del mio nome,
il mio signore mi chiama.
…Tessendo raggi dorati…
tende la tela
del dolce cammino
che fino a lui conduce.
E quando l’odore della notte
si stempera al profumo delle siepi,
io giungo a lui,
pallida vestale dai calzari argentei,
…umide vesti…
la pelle assonnata,
…diafane mani…
nel sigillo del bacio,
nell’estasi delle labbra,
ecco…
nascere l’alba,
…incendiarsi il giorno…

ef
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latham
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MessaggioInviato: Mar Mar 06, 2007 8:44 am    Oggetto: Rispondi citando

Che cosa fa guarire il taglio di un dito ? Sono le bende o i medicamenti applicati alla ferita ?
Niente di tutto questo: è il corpo.
Il corpo umano sa ripararsi, guarirsi e preservarsi da sè.

Harvey Diamond

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psi32



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Messaggi: 10

MessaggioInviato: Lun Mar 12, 2007 12:22 am    Oggetto: Rispondi citando

La gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze. Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere.
(da "L'insostenibile leggerezza dell'essere") Milan Kundera

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Psi 32 - Psicologo Ipnotista

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latham
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MessaggioInviato: Gio Apr 12, 2007 1:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

Introduzione alla vera sapienza
Citazione:
" Il più importante dei concetti è:
ciò che è, è.
Sapere che ciò che è, è implica sempre l'accettazione che i fatti, le cose, le situazioni sono come sono.

La realtà non è come vorrei che fosse.
Non è come dovrebbe essere.
Non è come mi hanno detto che sarebbe stata.
Non è come è stata.
Non è come sarà domani.
La realtà fuori di me è così com'è.

Posso iniziare il mio cammino soltanto dal punto di partenza, e questo significa accettare che le cose sono così come sono.

La seconda conseguenza che si collega direttamente a questa idea è che:
Io sono chi sono.

Di nuovo.

Io non sono chi vorrei essere.
Non sono chi dovrei essere.
Non sono chi la mia mamma voleva che fossi.
Non sono nemmeno chi sono stato.
Io sono chi sono.

Tutte le nevrosi hanno inizio quando cerchiamo di non essere ciò che siamo, quando pensiamo di accettare ciò che gli altri e le situazioni ci dicono di essere.

"tutto comincio quel giorno grigio
in cui hai smesso di dire con orgoglio:
IO SONO...
E, vergognoso e impaurito,
hai chinato la testa
e hai sostituito le tue parole, i tuoi gesti
con un pensiero:
IO DOVREI ESSERE...."

E se è difficile accettare che io sono chi sono, quanto deve essere difficile, a volte, accettare la terza conseguenza di "ciò che è , è":
Tu...sei chi sei.

vale a dire,

Tu non sei chi ho bisogno che tu sia.
Tu non sei chi sei stato.
Tu non sei come andrebbe bene a me.
Tu non sei come voglio.
Tu sei come sei.

Accettare questo significa rispettarsi e non chiederti di cambiare.
Il vero amore può essere inteso come l'impegno disinteressato di creare spazi perchè l'altro sia chi è.
Si realizza quando io ti accetto come sei e mi accorgo che anche tu mi accetti così come sono.
Accettare diviene accogliere l'altro...così com'è...ed accogliere porta a condividere, ideali e valori.

Un'altra verità imprenscindibile è:
Niente di ciò che è buono...è gratis.

Questo porta a due considerazioni:
1. se desidero qualcosa che sia buono per me, dovrei sapere che pagherò un prezzo per ottenerla. E che ne pagherò un altro anche se non accetto di pagarlo.
Questo prezzo è alla volte elevato e altre volte minimo, ma esiste sempre. Perchè niente di ciò che è buono è gratis.
2. Rendermi conto che se ricevo qualcosa dall'esterno, se mi sta succedendo qualcosa di bello, se vivo di una situazione di piacere e di godimento è perchè me li sono guadagnati; ho pagato per averli, ME LI MERITO.
Perchè ho pagato caro ogni scelta che ho fatto o ho deciso di subire.
I pagamenti si effettuano sempre in anticipo...
Stai già pagando in questo momento il prezzo di ciò che ti meriti o che vai desiderando...tanto vale che se mai raggiungessi il tuo piacere, o una parte di felicità, tu possa ricordarti di meritarla. Che è tua.

Infine...è vero che nessuno può fare tutto quello che vuole, ma è anche vero che chiunque può NON fare MAI quello che NON vuole.
Ripeto:
Non devo mai fare quello che non voglio.

Accettare questo concetto come riferimento reale, vivere coerentemente con questa idea non è facile, e sopratutto non è gratis...
Sto dicendo che se son un adulto nessuno può costringermi a fare quello che non voglio. In ogni caso, il peggio che mi possa accadere è che il prezzo da pagare sia la mia vita o la mia felicità.
(non per minimizzare, sono convinto che sia diverso credere di non poter fare o meritarsi qualcosa rispetto a sapere che farla mi costerà qualcosa ...e che sto pagando il prezzo della mia felicità!)
Comunque nella quotidianità, nel trascorrere dei giorni, i prezzi da pagare sono molto più bassi. In genere si tratta soltanto di accettare di poter rinunciare all'approvazione di qualcuno, di valutare il suo punto di vista, di mediare su questioni generali, di litigare, di poter rinunciare agli applausi di qualcuno, o di rinunciare al suo amore.

Quando si trova il coraggio di dire NO, alle cose che non voglio vivere...ti permette di scoprire alcuni aspetti sconosciuti degli amici, o delle persone che hai amato: scopri la nuca, la schiena, e tutte quelle parti del corpo che si vedono soltanto quando l'altro se ne va via." J. Bucay

Come posso due persone sapere di muoversi nella giusta direzione...in un mondo privo di certezze?
"a man mano che passa il tempo e la tua vita, ti succederà...e ti sta già succedendo che incontrerai uomini e donne con cui ti senti talmente libero di non aver bisogno di tenerli lontani, di titubare. Alcuni di quelli saranno i tuoi veri amici, uno di quelli sarà la persona che ti porterà la massima attenzione...vuoi chiamarlo amore?"

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Zisa



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MessaggioInviato: Gio Mag 24, 2007 1:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il cerchio

Un maestro zen invitato in una casa in Giappone, la terra dove ogni giorno si riscontrano scosse di terremoto, stava mangiando assieme ai padroni di casa e ad altri ospiti, quando all’improvviso si avvertirono alcune forti scosse di terremoto, la vecchia casa iniziò a tremare pertanto le loro vite erano in pericolo. Tutti cercarono di scappare per guadagnare l’uscita. Anche il padrone di casa stava fuggendo, ma nel correre si voltò per guardare che ne fosse stato del maestro. Stava immobile senza il minimo segno d’ansia sul volto. Seduto ad occhi chiusi non s’era mosso di un soffio.

L’uomo si vergognò del suo agire, si sentì un codardo, e poi non era bello che il padrone di casa scappasse mentre l’ospite non si era mosso affatto. Tutte le altre persone erano scappate in giardino, ma lui si fermò nonostante tremasse di paura, e si sedette accanto al maestro.
Com’era venuto il terremoto, anche quella volta se ne andò, e il maestro apri gli occhi e riprese la conversazione che aveva interrotto quando erano iniziate le scosse, e riprese la parola rimasta a mezz’aria come se nulla fosse accaduto. Il padrone di casa non era nello stato d’animo di ascoltare, perché era ancora stravolto dall’agitazione e aveva ancora paura.

Benché il terremoto fosse passato la paura era rimasta. Disse rivolto al maestro: ”Non mi dica niente, non sono in grado di capire, non sono padrone di me stesso, eppure vorrei io fare delle domande. Tutti sono scappati, io stesso stavo fuggendo in preda al terrore, ma vedendovi qui imperturbato e tranquillo mi sono sentito un vigliacco e mi sono detto “Io sono il padrone di casa e non dovrei scappare” Così sono tornato indietro. Ma dimmi Maestro, tutti hanno pensato alla fuga: tu cosa hai fatto? Come hai reagito di fronte al terremoto?

Il maestro disse: ”Anch’io sono fuggito, mentre voi siete scappati verso l’esterno, io ho cercato riparo dentro di me stesso. La vostra fuga era inutile perché qualsiasi direzione prendeva, avreste incontrato il terremoto, pertanto a che serviva fuggire? Io sono andato in uno spazio dentro di me stesso dove nessun terremoto è mai giunto, né potrà mai giungere, ho preso rifugio nel centro del mio essere”.
Nello zen vi è un detto: “Un maestro zen che ha raggiunto il suo centro interiore può attraversare un torrente, ma l’acqua non bagna i suoi piedi.”.

Non s’intende che per qualche miracolo l’acqua non lo bagni, ma che vivendo immerso nella realtà il suo centro non è scosso da nulla, non è in preda alla sua mente agitata ma è padrone in ogni situazione e luogo, sempre calmo e consapevole della realtà. Mentre tutti fuggono correndo dietro, alle emozioni, ai sentimenti, ai condizionamenti della mente, chi è realizzato è calmo e tranquillo anche di fronte alla morte.

In questa storia il terremoto è gli accadimenti che scuotono la nostra vita, che rimettono in discussione tutto, che mina le nostre sicurezze: può accadere che il marito ci lasci, che la fidanzata esca con un altro, che nostro figlio si droghi, che si perda il posto di lavoro, che muoia la persona a noi più cara, la vita ci riserva sempre sorprese spiacevoli, come il terremoto arriva all’improvviso, i fatti gravi nella nostra vita non si annunciano, e noi dobbiamo essere pronti a viverli, senza cadere in confusione, affrontandoli con mente chiara, libera, con pensiero nuovo, altrimenti veniamo sopraffatti e paralizzati.

La Psicologia e la centratura sul Sé guida il processo che conduce un individuo alla soluzione, in pratica serve a ripulire la mente dal solito pensare, dagli schemi fissi in cui ricadiamo anche in momenti difficili e la soluzione può esprimersi, liberarsi, è sempre stata lì sotto la nostra mente condizionata.
Destrutturare schemi rigidi e fissi di comportamento e credenze, per crearne di nuovi funzionali alla nostra costante trasfromazioni di individui.

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Dr. Massimiliano Zisa
Psicologo e Psicoterapeuta e Ipnotista
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MessaggioInviato: Lun Giu 04, 2007 3:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ikkyu, il maestro Zen, era molto intelligente anche da bambino. Il suo insegnante aveva una preziosa tazza da tè, un oggetto antico e raro. Sfortunatamente Ikkyu ruppe questa tazza e ne fu molto imbarazzato. Sentendo i passi dell'insegnante, nascose i cocci della tazza dietro la schiena. Quando comparve il maestro, Ikkyu gli domandò: "Perché la gente deve morire?". "Questo è naturale" spiegò il vecchio. "Ogni cosa deve morire e deve vivere per il tempo che le è destinato." Ikkyu, mostrando la tazza rotta, disse: "Per la tua tazza era venuto il tempo di morire". (da 101 storie Zen)

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"Su ciò di cui non si può parlare bisogna tacere."

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MessaggioInviato: Ven Set 21, 2007 9:35 am    Oggetto: Rispondi citando

STORIE ZEN



"Prima di praticare per trent'anni lo Zen vedevo le montagne come montagne e le acque come acque.
Quando giunsi a una sapienza più profonda, vidi che le montagne non sono montagne e le acque non sono acque.
Ora che ho raggiunto l'essenza della sapienza, sono in pace, perché vedo le montagne come montagne e le acque come acque."


(Ch'ing-yuan)

Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatté in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero.
Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a rodere il ramo.
Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato.
Fu allora che l'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l'altra spiccò la fragola e lo mangiò.
Com'era dolce!


Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli dichiarò:
"Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi".
"Posso offrirti una tazza di tè?" gli domandò il maestro. E incominciò a versare il tè da una teiera.
Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.
"Ma che cosa fai?" sbottò il filosofo. "Non vedi che la tazza é piena?"
"Come questa tazza" disse il maestro "anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualco'altro..
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?"



Una volta, due monaci, Tanzan e Ekido, stavano attraversando un torrente quando scorsero una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta che cercava, senza riuscirci di fare altrettanto. Tanzan, senza pensarci, la prese in braccio e la portò dall'altra parte.
Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte.
Allora non poté più trattenersi. "Noi monaci non avviciniamo le donne" disse a Tanzan " e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perché l'hai fatto?". Lo rimproverò.
"Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù sulla riva" disse Tanzan. "Tu invece la stai ancora portando con te?".



Le catene
Un giorno al maestro Seng-ts'an si presentò un giovane che dichiarò: "Vengo da te perché cerco la liberazione".
"Chi ti ha incatenato?" gli domandò il maestro.
"Nessuno."
"Allora, sei già libero."



Un maestro zen si era fermato, durante un viaggio, in un tempio.
Poiché faceva freddo, per non morire congelato, aveva preso una statua di legno del Buddha e le aveva dato fuoco.
Il sacerdote del tempio, vedendo le fiamme, si era svegliato ed era accorso: credeva che si trattasse di un incendio.
Quando vide quel che succedeva, fu sconvolto dal sacrilegio. "Che cosa hai fatto?" gridò. "Hai bruciato il corpo del Buddha!"
Il maestro prese un bastone e si mise a frugare tra le ceneri.
"E ora che cosa fai?" gli domandò il sacerdote.
"Cerco le ossa del Buddha."
"Quali ossa? Non vedi che è una statua di legno?"
"Allora, per favore, portami un altro Buddha da bruciare."

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MessaggioInviato: Ven Set 21, 2007 9:36 am    Oggetto: Rispondi citando

Un giorno un re riunì alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.
Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: "Abbiamo capito: l'elefante è simile a un timone ricurvo".
Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: "È simile a un grosso ventaglio".
Quelli che avevano toccato una zanna dissero: "Assomiglia a un pestello".
Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: "Assomiglia a un monticello".
Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: "È simile a un muro".
Quelli che avevano toccato una gamba dissero: "È simile a un albero".
Quelli che avevano preso la coda dissero: "Assomiglia a una corda".
Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa.
Il re si mise a ridere e commentò: "Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell'elefante è naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori".


(Buddha)

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MessaggioInviato: Mar Ott 23, 2007 1:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti... Michelangelo; sai tante cose su di lui, le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali... tutto quanto vero?!?
Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella cappella Sistina; non sei mai stato li con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto... mai visto...
Se ti chiedessi sulle donne; probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze; potrai perfino avere scopato qualche volta...
Ma non sai dirmi cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici... sei uno tosto...
Se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh?!? "Ancora una volta sulla breccia cari amici"...
Ma non ne hai mai sfiorata una... non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto...
Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto...
Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile, non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi... sentendo che Dio ha mandato un angelo solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno... non sai cosa si prova ad essere il suo angelo avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro...
Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d'ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuo occhi che il termine "orario delle visite" non si applica a te...
Non sai cos'è la vera perdita perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso; dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto.

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latham
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MessaggioInviato: Ven Dic 28, 2007 12:00 am    Oggetto: Rispondi citando

Il castello degli Specchi

(da : ‘Giardinieri principesse e porcospini’)
Consuelo C. Casula


C’era una volta un castello medioevale abitato dal re, dalla regina e da tutta la corte. Ogni stanza aveva uno specchio ben poco usato. Nessuno infatti amava specchiarsi, anzi ognuno provava un certo disagio nel guardare la propria immagine riflessa.

Un giorno, non si sa né come né chi, lo specchio di una stanza si rompe. Dopo alcuni giorni la regina nota che in quella stanza senza specchio qualcosa è cambiato. Le persone si fermano a chiacchierare tra loro, si scambiano opinioni, conoscenze, risate. C’è un clima gioioso e spensierato che non solo mancava prima, ma che continua a mancare nelle altre stanze.
La regina parla col re e gli dice che secondo lei il motivo del cambiamento è riconducibile alla mancanza dello specchio. Il re tende a non credere alla regina, ma lei si mostra convinta e vuole verificare la sua ipotesi con un esperimento. Chiede al re di togliere lo specchio di un’altra stanza e di osservare cosa succede.

Dopo alcuni giorni il re non può che dare ragione alla regina. In questa stanza succede lo stesso fenomeno che nell’altra: le persone si sentono a loro agio, non c’è più quell’imbarazzo, quel disagio che si avvertiva prima e che si percepisce ancora nelle stanze con gli specchi.
A questo punto non hanno bisogno di altre prove, ma sono curiosi di conoscere l’origine di quegli strani specchi. Il re fa allora una ricerca negli archivi del regno, e scopre che erano stati costruiti da un alchimista che aveva l’ambizione di indicare la perfezione.
Nel preparare il composto per gli specchi aveva usato una formula magica che metteva in risalto i difetti di chiunque si specchiasse. L’alchimista pensava di stimolare le persone a migliorare se stesse, a correggere i loro difetti. Questa era l’intenzione dell’alchimista, ma purtroppo aveva ottenuto invece imbarazzo, disagio, vergogna. Alle persone non piaceva vedere in primo piano i propri difetti, senza poter contemporaneamente vedere anche i propri pregi.

Il re e la regina decidono allora di eliminare i vecchi specchi e di comperarne dei nuovi. Il re si incarica personalmente della ricerca: questa volta non vuole correre nessun rischio.
Va così nella città degli specchi e si aggira tra i negozi per trovare quello più adatto. Entra nel primo e trova un vetraio specializzato in cornici. Mentre il re chiede di vedere alcuni specchi il vetraio indica la bellezza , il pregio, la fattezza, la raffinatezza e la preziosità delle sue cornici. Il re capisce che questo non è il vetraio che fa per lui e va in un altro negozio. In questo secondo il re vede dei bellissimi specchi a mosaico, composti di tanti piccoli pezzi messi insieme in modo elegante, che però consentono di vedere un piccolo pezzo per volta e non la figura intera: anche questo non è il negozio che il re cerca. Entra in un terzo per capire subito che in questo si vendono specchi che fanno sembrare alto chi invece è basso e basso chi è alto, magro chi è un po’ grasso e un po’ grasso chi è magro. Il re dentro di sé pensa che ne ha già avuto abbastanza di specchi deformanti: non è ciò che cerca.

A questo punto il re è un po’ perplesso. Non aveva immaginato che la ricerca di un semplice specchio potesse essere così complicata. Mentre è assorto da questi pensieri sente qualcuno canticchiare. Guidato da questo canto arriva in un laboratorio dove un vetraio sta completando uno specchio. Il re lo osserva lavorare e gli bastano pochi indizi per comprendere la maestria del vetraio accompagnata da una profonda serenità.

Il re, incuriosito, gli chiede cosa lo rende così sereno. E il vetraio risponde: “ho un lavoro che mi piace e mi dà soddisfazione, una moglie amica e compagna fedele e due bambini sani e simpatici. Non c’è niente al mondo che potrei desiderare di più”.
Il re, allora, chiede cosa hanno di particolare i suoi specchi. Il vetraio risponde che i suoi specchi sono molto semplici, essenziali, assolvono la loro funzione naturale. Il re chiede qual è la funzione naturale di uno specchio. Il vetraio risponde: “quella di rispecchiare”.

Il re non sembra soddisfatto della risposta. Chiede ancora al vetraio. “Dimmi, tu che sei un esperto, qual è il segreto racchiuso negli specchi, qual è la loro magia?” Il vetraio ci pensa un po’ e poi risponde. “Il segreto degli specchi è nell’occhio di chi guarda”
.

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MessaggioInviato: Ven Feb 08, 2008 12:46 am    Oggetto: Rispondi citando

Pirandello diceva:
La fantasia abbellisce gli oggetti cingendoli e quasi irraggiandoli d'immagini care.
Nell'oggetto amiamo quel che vi mettiamo di noi.


Cosa mettiamo noi nelle nostre relazione?
Nei nostri affetti?
Nei nostri amori e rimpianti?
Alle volte la semplice realtà.

continuava:
Perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.

Così io mutevole continuo ad apprendere dalla realtà.
Dal passato, presente in attesa di futuro.

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MessaggioInviato: Gio Apr 03, 2008 10:16 am    Oggetto: Rispondi citando

La via più rapida e sicura per sfuggire alle critiche è correggersi.

Demostene

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MessaggioInviato: Mar Giu 17, 2008 4:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi sono seduta sulle rive del fiume Piedra e ho pianto Paulo Coelho

Amare è come una droga: all'inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono.
Poi il giorno dopo vuoi di più.
Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa.
Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti.
Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga.
A quel punto, come i drogati rubano e si umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.

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