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Poesie per l'anima
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Inviato: Dom Nov 19, 2017 1:06 am    Oggetto: Ads

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Zisa



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MessaggioInviato: Mer Ago 02, 2006 10:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Aggiustare il mondo

Un bambino ed il suo papà erano seduti sul treno. Il viaggio sarebbe durato un’ora circa. Il padre si siede comodamente e si mette a leggere una rivista per distrarsi.

Ad un certo punto il bambino lo interrompe e domanda: “Cos’è quello, papà?”. L’uomo si volta per vedere quello che gli aveva indicato il bambino e risponde: “E’ una fattoria.” Incomincia di nuovo a leggere quando il bambino gli domanda un’altra volta: “Quando arriveremo, papà?”. Il padre gli risponde che manca ancora molto.

Aveva di nuovo cominciato a leggere la sua rivista quando un’altra domanda del bambino lo interrompe e così per tantissime altre volte. Il padre disperato cerca la maniera di distrarre il bambino.

Vede sulla rivista che stava leggendo la figura del mappamondo, la rompe in molti pezzetti e li da al figlio invitandolo a ricostruire la figura del mappamondo. Così si siede felice sul suo sedile convinto che il bambino sarebbe stato occupato per tutto il resto del viaggio.

Aveva appena cominciato a leggere di nuovo la sua rivista quando il bambino esclama: “HO TERMINATO”. “Impossibile! Non posso crederci! Come hai potuto ricostruire il mondo in così poco tempo?” Però il mappamondo era stato ricostruito perfettamente. Allora il padre gli domanda di nuovo: “Come hai potuto ricostruire il mondo così rapidamente?”

Il bambino risponde: “Non mi sono fissato sul mondo.... dietro al foglio c’era la figura di un uomo, HO RICOSTRUITO L’UOMO E IL MONDO SI E’ AGGIUSTATO DA SOLO !!!!”.

_________________
Dr. Massimiliano Zisa
Psicologo e Psicoterapeuta e Ipnotista
Socio Ordinario della Società Italiana Ipnositerapia e Psicoterapia Ericksoniana
Research Staff Monitor Ricerche Cliniche della S. C. Oncologia dell'A.S.F. di Firenze

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OccamRazor



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MessaggioInviato: Ven Ago 04, 2006 6:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

"Per l'uomo sano basta la donna. Per l'uomo erotico basta la calza per giungere alla donna. Per l'uomo malato basta la calza."

KARL KRAUS

_________________
"Su ciò di cui non si può parlare bisogna tacere."

Ludwig Wittgenstein
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MessaggioInviato: Dom Ago 06, 2006 12:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Istanti Jorge Luis Borges

Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.

Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più
sarei più stolto di quello che sono stato,
in verità prenderei poche cose sul serio.

Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.

E’ chiaro che ho avuto momenti di allegria,
ma se tornassi a vivere, cercherei di avere soltanto momenti buoni.

Perché di questo è fatta la vita,
solo di momenti da non perdere.

Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche
parte senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.

Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più aurore
e giocherei di più con i bambini.

Se avessi un’altra volta la vita davanti...
Ma, vedete, ho ottantacinque anni e non ho un’altra possibilità.
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Zisa



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MessaggioInviato: Dom Ago 13, 2006 11:51 am    Oggetto: Rispondi citando

Nodi di R. D. Laing

Lui sente che lei lo sta mangiando
con il suo chiedergli di essere divorata

Due persone che inizialmente
desideravano divorare ed essere divorate
stanno divorando e sono divorate

Lei è divorata da lui che è divorato dal
di lei divorante desiderio d'essere divorata

Lui è divorato da lei che è divorata
da lui che non la divora

Lui è divorato
dal suo terrore d'essere divorato
Lei è divorata
dal suo desiderio d'essere divorata

Il suo terrore d'essere divorato
origina dal suo terrore d'essere divorato dal suo divorare

Il suo desiderio d'essere divorata
nasce dal terrore del suo desiderio di divorare


Paradigmi di rapporti intrapsichici [R. D. Laing]


Fino a che punto bisogna essere intelligenti per essere stupidi?
Gli altri le hanno detto ch'era stupida. Quindi si è resa
stupida così da non vedere quanto erano
stupidi a pensare che era stupida,
perché era male pensare che loro erano stupidi.
Ha preferito essere stupida e buona,
piuttosto che cattiva e intelligente.

E' male essere stupidi: bisogna che sia intelligente
per essere così buona e stupida.
E' male essere intelligenti, perché ciò mostra
quant'erano stupidi
a dirle quant'era stupida.

_________________
Dr. Massimiliano Zisa
Psicologo e Psicoterapeuta e Ipnotista
Socio Ordinario della Società Italiana Ipnositerapia e Psicoterapia Ericksoniana
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Ushas



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MessaggioInviato: Lun Ago 21, 2006 6:28 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non spazzerà me

il temporale estivo.

Soltanto i fiori.



poeta giapponese

_________________
Ushas - Dea dell'alba e dell'aurora.
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Ushas



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MessaggioInviato: Lun Ago 21, 2006 6:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

Stratega



Arundhati Subramaniam


Il trucco da adottare
con un corpo sotto assedio
è far muovere le cose,

farsi giocoliere
nell'istante
in cui tutte le sfere sono in aria,
una vorticosa polka di asteroidi e lune,

conoscere la metrica delle viscere,
calibrando spintoni borborigmi
e brontolii del commercio
nei luoghi dove il sangue
incontra il sentimento.

Paura.
Gelo nelle giunture
reumatismo primordiale.

Invidia.
Il midollo che gela
in igloo senza finestre.

Rimpianto.
Il tempo si ferma in gola.
Un ricordo che punge come una lisca
del mare.

Collera.
Vecchia amica.
Che dichiari al mondo
che io esisto.

Il trucco è costringerti all'angolo
nominandoti.
Annaffiare le piante.
Fare una passeggiata.
Abitare il verbo.

_________________
Ushas - Dea dell'alba e dell'aurora.
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Psi32
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MessaggioInviato: Mar Ago 29, 2006 1:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Qualunque monaco girovago può fermarsi in un tempio Zen, a patto che sostenga coi preti del posto una discussione sul Buddhismo Zen e ne esca vittorioso.
Se perde deve invece andarsene via.

In un tempio nelle regioni settentrionali del Giappone vivevano due confratelli monaci. Il più anziano era istruito, il più giovane invece era sciocco ed aveva un occhio solo.

Arrivò un monaco girovago e chiese alloggio, invitandoli secondo la norma ad un dibattito sulla sublime dottrina.
Il fratello più anziano, che quel giorno era affaticato dal molto studio, disse al più giovane di sostituirlo:
«Vai tu e chiedigli il dialogo muto».

Così il monaco giovane ed il forestiero andarono a sedersi nel tempio.

Poco dopo il viaggiatore venne a cercare il monaco più anziano e gli disse: «Il tuo giovane fratello è davvero straordinario. Mi ha battuto».

«Riferiscimi il vostro dialogo» gli chiese allora l'anziano monaco.

«Beh,», iniziò a spiegare il viaggiatore, «per prima cosa io ho alzato un dito, per rappresentare Buddha, l'illuminato. Lui allora ha alzato due dita per dire Buddha e il suo insegnamento. Io allora ho alzato tre dita per rappresentare Buddha, il suo insegnamento ed i suoi seguaci, che vivono la vita armoniosa. Allora lui ha agitato il pugno chiuso davanti al mio viso per mostrarmi che tutti e tre derivano da una sola realizzazione. Così ha vinto ed io non ho nessun diritto di fermarmi».

Detto questo il girovago se ne andò

«Dov'è quel tale?» chiese il monaco più giovane correndo dal confratello.
«Ho saputo che hai vinto il dibattito».
«Io non ho vinto un bel niente. Voglio picchiare quell'individuo!»

«Raccontami la vostra discussione», lo pregò allora il monaco anziano.

«Accidenti, non appena mi ha visto lui ha alzato un dito, insultandomi con l'allusione al fatto che io ho un solo occhio. Dal momento che era un forestiero, ho pensato che dovevo essere cortese con lui ed ho alzato due dita, congratulandomi che avesse due occhi. Poi quel miserabile villano ha alzato tre dita per dire che tra tutti e due avevamo tre occhi. Allora ho perso la ragione, sono balzato in piedi per dargli un pugno, ma lui è scappato via e così è finita»...
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Zisa



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MessaggioInviato: Mar Ago 29, 2006 1:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tempo di morire (da "101 storie Zen" ed. Adelphi)

Ikkyu, il maestro Zen, era molto intelligente anche da bambino. Il suo insegnante aveva una preziosa tazza da tè, un oggetto antico e raro. Sfortunatamente Ikkyu ruppe questa tazza e ne fu molto imbarazzato. Sentendo i passi dell'insegnante, nascose i cocci della tazza dietro la schiena. Quando comparve il maestro, Ikkyu gli domandò: "Perché la gente deve morire?".
"Questo è naturale" spiegò il vecchio. "Ogni cosa deve morire e deve vivere per il tempo che le è destinato."
Ikkyu, mostrando la tazza rotta, disse: "Per la tua tazza era venuto il tempo di morire".

Il gallo da combattimento


Un re desiderava avere un gallo da combattimento molto forte e allora chiese a uno dei suoi istruttori di allevargliene uno. All'inizio costui insegnò al gallo la tecnica del combattimento. Dopo dieci giorni il re gli domandò: “ Si potrebbe organizzare un combattimento con il nostro gallo?”. L'istruttore disse: “ No. E' forte, ma di una forza vuota. Vuol sempre combattere, é eccitato e la sua é una forza effimera”.
Dieci giorni più tardi il re nuovamente chiese all'istruttore:” Si può finalmente organizzare questo combattimento?”. “No, non ancora. E' troppo eccitabile, anche solo sentendo un altro gallo, da un villaggio vicino, s'infuria e vuole battersi”.
Dopo altri dieci giorni di allenamento, il re chiese di nuovo: “ E' possibile, ora?”. L'istruttore rispose: “ Ora non si eccita più; se sente o se vede un altro gallo, resta tranquillo. La sua posizione é giusta, la sua tensione é forte, la sua energia e la sua forza non si manifestano in superficie”.
“ Allora é pronto per battersi?” chiese il re. L'allevatore rispose: “ Forse “. Si organizzò dunque un torneo. Ma gli altri galli non osavano avvicinarsi a lui. Fuggivano impauriti, e così non ebbe bisogno di combattere. Quel gallo aveva superato la tecnica, acquisendo una forte energia interiore. La forza era in lui, e così gli altri galli non potevano che inchinarsi davanti alla sua potenza segreta.

La tegola e lo specchio

Un famoso dialogo ebbe luogo tra Basto, discepolo di Seigen Nengaku, a sua volta discepolo di Eno, e il suo maestro.
Basho era in meditazione quando il suo maestro gli chiese.
« Cosa fai? ».
« Sto meditando »
« Che idea! E perché lo fai? ».
« Voglio diventare Buddha».
Il maestro prese allora una tegola da un tetto e si mise a lustrarla.
Gli chiese allora Basho:
« Maestro, cosa stai facendo? Perche' strofini quella tegola? »
« Voglio farne uno specchio! ».
« Ma non è possibile, maestro! ».
« E com'è possibile diventar Buddha praticando la meditazione? » rispose il maestro.

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latham
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MessaggioInviato: Ven Set 08, 2006 10:05 am    Oggetto: Rispondi citando

L'uomo che si fermamva alle apparenze di USHAS

Ushas ha scritto:
Dopo molte vicissitudini, un 'cercatore di verità' trovò finalmente un illuminato che aveva il dono di percepire ciò che è inaccessibile alla maggior parte degli uomini.
"Permettimi di seguirti", gli disse il cercatore, "affinché possa imparare osservando ciò che hai acquisito".

"Non sarai in grado di sopportarlo", rispose il saggio, "perché non avrai la pazienza di rimanere in contatto, diligentemente, con la trama degli eventi. Anziché imparare, cercherai di agire in funzione delle apparenze".
Il cercatore promise che si sarebbe sforzato di esercitare la pazienza e di imparare dagli eventi senza reagire secondo i propri pregiudizi.

"Accetto", disse allora il saggio, "ma a condizione che tu non faccia nessuna domanda nei riguardi di qualsiasi evento, finché non sia io a darti una spiegazione".

Il cercatore si affrettò a promettere e si misero in cammino.
Erano appena saliti sull'imbarcazione che li avrebbe portati sull'altra riva di un ampio fiume che il saggio fece di nascosto un buco sul fondo della barca. Creando in tal modo una falla, ripagò, almeno in apparenza, i servigi del barcaiolo con un atto distruttivo.

Il cercatore non riuscì a trattenersi: "Ma potrebbero esserci degli annegati; la barca affonderà e andrà perduta! È questo il modo di comportarsi di un uomo buono?".

"Non ti avevo detto che saresti stato incapace di non saltare alle conclusioni a tutti i costi?", disse il saggio, tranquillamente.

"Avevo già dimenticato la condizione", riconobbe il cercatore, chiedendo perdono per la sua dimenticanza. Tuttavia, era molto sconcertato.
Proseguirono il loro viaggio e ben presto entrarono in un paese, dove furono ben accolti e ricevuti dal re, che li invitò a una battuta di caccia. Il giovane figlio del re stava cavalcando davanti al saggio. Non appena il gruppetto rimase isolato dal resto dei partecipanti da una siepe, il saggio disse al cercatore: "Svelto! Seguimi più presto che puoi!".

Afferrò la caviglia del giovane principe e gliela storse; poi, dopo averlo adagiato a terra in mezzo al bosco lanciò il suo cavallo a briglie sciolte oltre i confini del regno.
Il cercatore era sopraffatto dallo stupore e da un senso di colpa all'idea di essere stato complice di un simile crimine. Torcendosi le mani, esclamò: "Un re ci ha concesso la sua amicizia, ci ha affidato suo figlio, il principe ereditario, e noi lo abbiamo trattato in modo abominevole!

Che comportamento è questo? È indegno del più vile degli uomini!". Il saggio si rivolse al cercatore con queste parole: "Amico, io faccio ciò che devo fare. Tu sei qui come osservatore, e questa situazione è già un raro privilegio. Sei giunto a questo stadio, ma non sembra che tu sia capace di trame profitto perché giudichi tutto partendo da un rigido atteggiamento di pregiudizio. Ancora una volta, ti ricordo la tua promessa".

"Riconosco che non sarei qui se non fosse per la mia promessa, e che sono legato a essa. Ti prego quindi di volermi perdonare ancora una volta. Mi è molto difficile abbandonare quest'abitudine di procedere in base a supposizioni. Se ti pongo ancora una sola domanda, cacciami via".

E proseguirono il loro viaggio.

Giunti alle porte di una grande e prospera città, i viaggiatori chiesero un po' di cibo, ma nessuno volle dar loro il benché minimo pezzo di pane. In quel posto la carità era sconosciuta e i sacri doveri dell'ospitalità erano stati dimenticati. Contro di loro furono addirittura aizzati dei cani feroci.
Quando ebbero raggiunto la periferia della città, affamati, indeboliti e assetati, il compagno del cercatore gli disse: "Fermiamoci un po' qui, vicino a questo muro in rovina, perché dobbiamo ricostruirlo".
Lavorarono per ore, mescolando il fango, la paglia e l'acqua, finché il muro non fu ricostruito.

Il cercatore era talmente esausto che dimenticò ogni ritegno: "Chi ci pagherà per questo lavoro? Per due volte abbiamo ripagato il bene con il male. Ora ripaghiamo il male con il bene. Sono sfinito e non sono in condizione di proseguire!".

"Non temere", disse il saggio, "e ricordati che hai detto che se mi avessi posto ancora una sola domanda, avrei dovuto congedarti. Le nostre strade si dividono qui perché ho molto da fare.

"Prima di lasciarti ti svelerò il senso di alcune mie azioni, affinché un giorno tu possa, forse, intraprendere di nuovo un simile viaggio.
"La barca che ho danneggiato è affondata. Ho evitato quindi che venisse confiscata da un tiranno che requisiva tutte .le imbarcazioni in previsione di una guerra che stava preparando. Il giovane al quale ho stolto la caviglia ormai non potrà più usurpare il trono, quando sarà grande, e neanche ereditarlo, perché la legge di quel paese prevede che solo chi è privo di infermità può guidare la nazione.

In questa città dell'odio vivono due giovani orfani; quando saranno grandi, il muro crollerà di nuovo e porterà alla luce il tesoro che vi è nascosto, e che costituisce il loro patrimonio. Saranno abbastanza forti per impossessarsene e riformare l'intera città, perché questo è il loro destino.
"Ora va' in pace. Sei congedato".

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Ushas



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MessaggioInviato: Ven Set 08, 2006 5:11 pm    Oggetto: fate ignoranti Rispondi citando

Ozpetek

"Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo ma che ci cambiano la vita. Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono. Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte, ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti e non hanno paura di manifestarli. Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie. Spesso passano per "ignoranti", perché sembrano cafone e invadenti per la loro mancanza di buone maniere, ma sono anche molto spesso delle "fate" perché capaci di compiere il "miracolo" di travolgerci, costringendoci a dare una svolta alla nostra vita".

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MessaggioInviato: Mar Ott 03, 2006 3:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

"Se gli uomini non commettessero talvolta delle sciocchezze, non accadrebbe assolutamente nulla di intelligente."

Ludwig Wittgenstein

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Zisa



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MessaggioInviato: Lun Ott 30, 2006 9:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Koan e Logica

Mamiya divenne un famoso maestro zen, ma mentre era ancora un discepolo, il suo maestro gli chiese di spiegare il suono di una mano che applaudiva da sola.

Mamiya fece tutto quello che poté, saltando i pasti e le ore del sonno, pur di trovare la risposta esatta.

Ma il maestro non era mai soddisfatto un giorno gli disse persino:

"Sei troppo preoccupato di trovare una risposta il più presto possibile. Sarebbe meglio che tu morissi."

Quando Mamiya si presentò nuovamente al maestro, fece un gesto drammatico.
Alla richiesta di spiegare il suono di una mano sola che applaudiva da sola, cadde a terra e restò immobile come un morto.

Il maestro vide e disse

"Va bene. Sei morto. E il suono della mano che applaude da sola?"

Aprendo gli occhi Mamiya rispose:

"Non sono ancora riuscito a risolvere quel problema"

Il Maestro andò su tutte le furie e urlò:
"Stupido! I morti non parlano. Fuori di qui!"

Di :Anthony de Mello "La preghiera della rana. Saggezza popolare dell'Oriente" Ed. Paoline - segnalata da Cesare Peris[/i]

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MessaggioInviato: Dom Feb 18, 2007 2:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall'aura consapevole e serena che emanava, nonché dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese:
– Sei per caso un dio?
– No, brâhmana, non sono un dio.
– Allora sei un angelo?
– No davvero, brâhmana.
– Allora sei uno spirito?
– No, non sono uno spirito.
– E allora, che cosa sei?
– Io sono sveglio.

(Anguttara Nikaya)

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MessaggioInviato: Lun Feb 19, 2007 1:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

"Non credete alle mie parole solo perché ve le ha dette un Buddha, ma esaminatele con cura. Siate luce e guida a voi stessi."

Il Buddha

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MessaggioInviato: Sab Feb 24, 2007 3:48 pm    Oggetto: Assoluto Rispondi citando

Per un attimo ho chiuso gli occhi
per la prima volta
ho visto il nero assoluto,
il vuoto profondo.
Il nero è l’angolo ottuso di me stessa,
il resto è celato nel significato del mio nome.

ef
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